Obama a Roma: mezzi di sicurezza mai visti prima

Tevere

Per Renzi si profila lo stesso destino di Berlusconi: osannato dai media in patria, che non fanno che parlare di lui, e completamente ignorato all’estero.

I due giorni del presidente americano Obama a Roma hanno sicuramente avuto la loro importanza e rilevanza, specialmente se si considerano i mezzi e la sicurezza che la capitale italiana ha messo a disposizione. Qualcosa di mai visto prima.
Dall’atterraggio di Obama, al decollo, direzione Arabia Saudita, la città è stata praticamente messa sotto sopra.

All’arrivo, interdizione di volo per l’intera area, centro di Roma sorvegliato speciale, tra i blindati delle forze dell’ordine con mille agenti in campo, forze speciali italiane, auto corazzate statunitensi e gli 007 della Casa Bianca che scortano il corteo presidenziale.

Nell’aeroporto di Ciampino invece sono atterrati una decina di aerei C-130, dai quali sono uscite oltre venti auto corazzate con a bordo gli uomini della sicurezza della Casa Bianca. A scortare Obama nei suoi spostamenti poi almeno duecento agenti delle forze speciali statunitensi e dei corpi militari, tra cui anche una rappresentanza dei marines.

Ma le forze dell’ordine italiane non sono state da meno: la polizia di frontiera di Fiumicino ha seguito Obama fino all’uscita dall’aeroporto. Poi il compito è stato affidato alle forze speciali italiane, come i Nocs (Nucleo operativo centrale di sicurezza) e il Gis (Gruppo di intervento speciale).
Lungo il percorso sono stati previsti posti di blocco e chiusure del traffico oltre a continue bonifiche e controlli serrati.

Nelle aree attraversate dal corteo presidenziale i sistemi elettronici e cellulari sono andati a volte in tilt per qualche minuto, neutralizzati dai sistemi ‘jammer’ lungo il percorso per impedire interferenze elettromagnetiche o l’attivazione di congegni a distanza.

Ma non è tutto perché è stata anche bonificata la zona di villa Taverna, nel quartiere Parioli, sede della residenza dell’ambasciatore statunitense in Italia, che ospita il presidente Obama. Chiusa al traffico Viale Rossini e deviate le linee 52, 53, 168, 217, 233 e 910.

I servizi di controllo sono stati estesi anche alle vie limitrofe fino a via Veneto, dove si trova l’ambasciata Usa. Gli artificieri hanno controllato i secchi della spazzatura, cassonetti, autovetture parcheggiate e tombini. I controlli sono stati compiuti anche con unità cinofile.

Infine il Colosseo. La visita organizzata per mostrare al presidente americano il più famoso monumento capitolino é praticamente riuscita in quello che il comune di Roma non è mai stato in grado di fare per decenni. I camion bar e i finti gladiatori, anche quelli senza permesso, che stazionano nelle vicinanze, sono stati fatti spostare.

Insomma per 48 ore Roma è risultata come un bunker impenetrabile, dove era quasi pericoloso muoversi.

Ma tutto questo risalto in Italia, dall’altra parte dell’Oceano invece è stato assente. I principali giornali Usa hanno parlato della visita romana di Obama come viaggio per incontrare il Papa. Renzi è stato menzionato in poche righe, mentre Napolitano spesso ignorato, nonostante le parole di stima pronunciate dal leader statunitense.

Per i vari Washington Post, New York Times, Los Angeles Times e Miami Herald, l’incontro tra Obama e Renzi, insomma, valeva quanto David Beckham che si vorrebbe comprare il Manchester United.

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