Le nostre lacrime diventeranno le password più sicure

LacrimeCapita spesso di non ricordarsi una password o un pin ed andare nel panico più totale. Capita spesso di dover andare a cercare questa password su quaderni, fogli o qualunque posto dove si pensava di averla scritta.
Le password tradizionali stanno piano piano diventando più un problema che altro, anche perché con tutti gli hacker che ci sono in giro sembra quasi inutile possederne una, soprattutto quando si parla di quelle da usare su internet.

Ormai da anni le più grandi aziende tecnologiche stanno cercando di trovare una soluzione. Se per i più recenti modelli di smartphone abbiamo iniziato a conoscere le impronte digitali, la banca britannica Barclays invece si appresta a utilizzare la particolare mappatura delle vene delle dita, e una società di sistemi di sicurezza online americana, Identity-X, sta provando l’identificazione vocale.

Novità che hanno introdotto un nuovo metodo per nascondere e proteggere i propri dati, ma anche questi potrebbero non bastare per gli hacker più scaltri e allora bisogna pensare oltre.

L’idea é venuta a Stephen Mason, un oftalmologo australiano. Di cosa si tratta? Delle nostre lacrime.

Detta così la cosa fa un po’ ridere e sembra trattarsi più di un film fantascientifico ma Mason ha scoperto come uno scanner delle lacrime di una persona può produrre il primo “pin code” biometrico al mondo assolutamente impenetrabile. Lo scienziato, concentrando le sue ricerche sulla cornea piuttosto che sull’iride  (la quale costituisce invece la norma nelle scansioni), ha scoperto che in questo modo nemmeno i più abili criminali cibernetici sarebbero in grado di copiare la maniera unica in cui le lacrime cambiano i nostri occhi.
La mappa della cornea cambia leggermente ogni volta che viene scannerizzata rendendo in questo modo impossibile ad un eventuale hacker impossessarsi dei dati: “”La superfice della cornea è bagnata di lacrime, per cui i dati di identificazione si modificano di continuo da un momento all’altro”, ha dichiarato il professor Mason.

Aspettando ulteriori aggiornamenti e novità, per il momento è meglio tenere sott’occhio le vecchie password e ricordarsi dove le abbiamo trascritte.

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