Italians of London: L’intervista doppia

Una mia intervista doppia a due ragazzi, e amici, di età e generazioni diverse, che hanno deciso di provare a trovare fortuna a Londra, lasciando l’Italia.

L’esercito aumenta e, anche se viene in pace, è sempre più numeroso. Settantadue mila un anno fa, ora più di 250 mila nella sola Londra, più di 1500 al mese. Mezzo milione invece se si considera tutta la Gran Bretagna.
Stiamo parlando dell’invasione italiana che ha raggiunto numeri spropositati a tal punto che pochi mesi fa il consolato ha dovuto spostarsi in una nuova sede, più grande e spaziosa, a Farrington (zona centrale nella capitale inglese).

La Gran Bretagna inoltre, rimane anche al primo posto come scelta tra i diversi Paesi dove espatriare, seguita da Germania, Svizzera, Francia e Argentina (primo Paese non europeo).
Ufficialmente gli iscritti all’Aire, il registro degli italiani residenti all’estero, sono 220 mila nel Regno Unito, 85mila a Londra. Ma sono molti quelli che non s’iscrivono, facendo quindi balzare le cifre a numeri molto più consistenti.

L’età media è tra i venti e i quaranta anni ma almeno il 60% ha meno di trentacinque anni, circa il 25% invece tra i trentacinque e i quarantaquattro anni.
Ragazzi che arrivano, la maggior parte senza parlare una parola d’inglese e con pochi spiccioli, e cercano qualsiasi lavoro, anche quelli che a fatica farebbero in Italia. Se si dovesse tracciare una cartina geografica, al primo posto troveremmo i campani, seguiti dai siciliani. Il grosso dell’emigrazione quindi arriva dal sud della penisola, circa il 41%, dal Centro invece il 17% e dal Nord il 31%.

Francesco, trentatré anni, e Gaetano, venti, sono scappati dall’Italia e nonostante i diversi anni di differenza sono entrambi arrivati per cercare di farsi una nuova vita e trovare fortuna a Londra.
“Facevo il cameramen e montatore in Italia -dice Francesco- ma ero pagato pochissimo e lavoravo full time, nonostante avessi un partime. Adesso faccio il bar tender e kitchen porter, però sono soddisfatto di quanto guadagno”.

Gaetano invece, nonostante i soli vent’anni, ha le idee chiare: “Non tornerei in Italia neanche se mi offrissero duemila euro al mese. Di notte lavoro al McDonald, ma in Italia non credo avrei potuto lavorarci, anche lì, infatti, si entra solo con una raccomandazione”.

Solamente nell’ultimo anno, l’81% degli italiani che si sono trasferiti nella capitale inglese l’ha fatto per motivi di lavoro e, altro dato che fa riflettere, il 57% degli espatriati possiede una laurea.
Questo è uno dei più grandi fastidi che prova chi è scappato dall’Italia, l’assenza di meritocrazia e, altra cosa non da meno, l’importanza dell’avere conoscenze: “Non avevo soddisfazioni economiche” dice Francesco, “il mio futuro, nonostante le difficoltà iniziali, lo proverò a cercare qui a Londra”.

Alessandro ha lasciato la Sicilia e, per lui, arrivare in una metropoli come Londra è stato come un vero e proprio salto nel buio: “cinque anni fa non pensavo assolutamente di andare via dalla mia terra, mi sarebbe piaciuto realizzarmi nel mio Paese. Qua però è più facile crescere, se vali fai strada e vai avanti, una possibilità te la danno sempre”.
“Le cose che mi fanno più rabbia -prosegue Alessandro- sono che l’italiano in Italia non fa niente, ma all’estero è il più bravo di tutti in quello che fa e poi, altra cosa, che non riusciamo a valorizzare il nostro Paese. Posti come Londra, con tutto il rispetto, hanno il quadruplo dei visitatori di Roma, questa cosa dovrebbe far riflettere le istituzioni, mi sembra un po’ strana”.

Un consiglio finale per i ragazzi pronti a imbarcarsi in questa avventura lo prova a dare Francesco: “non pensate che Londra sia una passeggiata, perché non lo è per niente. Come prima cosa bisogna sapere la lingua e poi, all’inizio, bisogna accettare qualsiasi lavoro. Qua si riparte da zero, ma le soddisfazioni arrivano”.

 

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