Uber: l’app da 40 miliardi di dollari che tutti vogliono bloccare

Mappa UberUber, un app che sta creando sempre più problemi in giro per il mondo e che nonostante la sua valutazione da 40 miliardi di dollari, ha messo sul piede di guerra moltissime persone.

L’app, famosa per essere un taxi fai da te è esplosa in poco tempo in tutto il pianeta, facendo di pari passo arrabbiare tassisti di Londra, Berlino, Madrid e altre città europee, che sono scesi in piazza per protestare visto che secondo il loro punto di vista la società californiana (che detiene l’app) infrangerebbe i regolamenti locali per la concezione delle licenze. In India, Spagna e Brasile invece sono arrivati gli ultimi congelamenti dell’applicazione.

Proprio a Nuova Delhi il servizio è stato bandito in seguito alla denuncia di una turista che accusava uno dei suoi autisti di stupro. La polizia di New Delhi ha presentato oggi una denuncia contro la società americana per truffa e per violazione dei regolamenti governativi. Gli investigatori accusano l’azienda di non effettuare i controlli sulle referenze degli autisti ingaggiati contrariamente a quanto dichiarato sul loro sito internet. Per questo motivo si profila il reato di truffa nei confronti dei clienti indiani.

La situazione è quindi ora in ebollizione e l’incidente ha portato altre società di trasporto indiane che utilizzano applicazioni mobili a bloccarle. La società californiana, tuttavia, non sta rispettando il divieto e continua a lavorare nella capitale indiana.

Anche in altre città però l’app è stata messa al bando. A Madrid, dove il tribunale della capitale spagnola ha accolto il ricorso di una associazione di tassisti spagnola, rilevando che gli autisti delle auto a nolo (con conducente) reperibili tramite la “app” non dispongono delle necessarie autorizzazioni per il trasporto di passeggeri.
Rio de Janeiro dove l’ufficio trasporti di Rio ha infatti annunciato di aver presentato una denuncia alla polizia contro Uber e altre società simili, sostenendo che operano illegalmente in città, non avendo una licenza adeguata per il servizio di taxi.
Infine Portland. La città statunitense ha citato Uber lunedì scorso, per impedirle lo sviluppo nella città dell’Oregon fino a che non seguirà le normative locali.

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