Venezuela: Paese in ginocchio tra proteste e crisi

VenezuelaCirca un anno fa di questi tempi la situazione era già molto critica con una scarsità di cibo nei supermercati che stava affliggendo il Paese. Oggi però in Venezuela non sembrano esserci miglioramenti, anzi. File di addirittura 1.500 persone per comprare tre beni fondamentali come detersivo, olio vegetale e farina di mais. Questo perché l’ipermercato offre poco altro. Un intero corridoio di scaffali pieni di un’unica marca di dentifricio, un frigorifero pieno di zamponi di maiale. Un reparto di elettronica e apparecchi vari completamente vuoto.

Ecco quindi un intero popolo in fila, o con in mano il certificato di nascita del figlio neonato, per riuscire a ottenere pannolini, fra scaffali sempre più vuoti e farmacie senza medicine.
Va poi menzionato come l’acquisto di questi beni segue alcune regole molto rigide. Siccome vanno evitate truffe, ovvero persone che cercano di comprare il bene più di una volta a settimana, ogni singolo acquisto è inserito in un database, mentre i funzionari governativi controllano che i documenti non siano falsificati.

Anche negli ospedali la situazione è drammatica, visto che sono costretti a chiudere interi reparti per mancanza di materiali medici e addirittura alcune cliniche sono costrette a procurarsi medicine di contrabbando, per poter continuare a curare i pazienti.
Nell’Ospedale universitario di Caracas, per esempio, il reparto di Chirurgia cardiovascolare ha rallentato il ritmo delle operazioni di cuore e addirittura chiuso le sale operatorie per otto settimane.

In tutto questo il Presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, successore di Hugo Chávez dal 2013, sta affrontando le parecchie proteste che hanno portato al momento a 43 morti, oltre ad un Paese sull’orlo della bancarotta, con l’inflazione al 64% e il prezzo del petrolio, su cui si basava l’economia, ormai sceso a 45 dollari al barile.

La crisi ha però origini lontane. Iniziata da prima del calo del prezzo del petrolio e causata in particolare da scelte di governo, in passato, sbagliate, come la moneta fortemente sopravvalutata, controllo dei prezzi che disincentiva i produttori, restrizioni di accesso al dollaro che hanno portato a un forte calo delle importazioni.

Come uscire da questa situazione è ora un bel dilemma. Maduro intanto è rientrato da viaggi all’estero in Cina, Qatar, Arabia Saudita, Iran, Algeria e Russia, dove ha chiesto aiuti, investimenti e calo della produzione del petrolio per riportare in alto il prezzo.

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