It’s time to GO! (ENGLISH)

CambogiaArticolo scritto da Elena Lombardo, un’amica che si trova in Cambogia, dove ha passato gli ultimi anni aiutando i bambini cambogiani.
L’associazione di cui fa parte, chiamata Wat Opot, aiuta chi è affetto da HIV/AIDS.

Written by a friend of mine, Elena Lombardo.
She passed the last few years in Cambogia, helping Cambodian kids.
Volunteering at the Wat Opot Children’s community she helped who was affected by HIV/AIDS.


 

ITALIANO

“Chiamatelo orgoglio, testardaggine o stupidità ma non mi è mai piaciuto chiedere, ho sempre preferito arrangiarmi. Quante volte avreste potuto, nell’arco della vostra vita, rendere un procedimento più efficace, rapido, semplicemente chiedendo? Se siete simili a me tante, forse troppe volte. So dare, è ricevere che mi mette in difficoltà.
Poi, come spesso accade, improvvisamente, stai chiedendo ad amici, famigliari, e persino sconosciuti di aiutarti a raccogliere $9,350.

Il mio primo scontro con una realtà che una vita di privilegi mi aveva sempre privato di comprendere è stato uno shock. Nulla può prepararti all’incontro con bimbi di 8 anni, abbandonati a loro stessi, che sniffano colla per strada, o ad un ospedale che accoglie malati di AIDS nelle zone più disagiate delle Cambogia.

Da quando ho preso quell’aereo diretto a Phnom Penh nel 2011 ho fatto cose che non mi sarei potuta mai immaginare. Dal vivere in villaggi sperduti, sola, al mangiare grilli e cacciare scorpioni dal mio letto nel mezzo della notte. È stata un’esperienza al confine con la realtà a me conosciuta e ne ho apprezzato ogni singolo momento.
Ho riacquistato fede nell’umanità grazie a Wat Opot, una comunità per bambini affetti da HIV/AIDS; ho collaborato con giovani Cambogiani, con una sorprendente passione per la loro terra, durante la mia permanenza a ChildFund Cambogia.
Appurando a mie spese che il non-profit non era ciò che cercavo, sono tornata nel privato collaborando con un’impresa sociale che offre opportunità lavorative a donne cadute vittime al traffico umano. Così, finalmente ho trovato la mia strada: l’imprenditorialità sociale.

L’avidità umana ti distrugge quando riesci veramente a comprenderne le ripercussioni. Il risultato di un sistema economico che non ha coscienza e che si focalizza esclusivamente sul guadagno, diventa molto più di un’idea astratta: è un incubo da cui non riesci a svegliarti, una giungla in cui regna sovrana la legge del più forte

Le case d’intere comunità, spesso le più povere, vengono “accidentalmente” bruciate, I loro terreni rubati per dare spazio a condomini di lusso. Le istituzioni di microfinanza si predano della povertà della gente grazie alla non regolarizzazione del settore; i licenziamenti di donne in gravidanza sono ormai routine. Tymeng, ormai per me una sorella, amica, e spesso compagna di nuoto, è quasi morta all’ età di soli dodici anni l’anno scorso. La causa? Ciò è dovuti ai leggi che restringono l’accesso a farmaci antiretrovirali di bassa lega per persone malate di AIDS e HIV in paesi in via di sviluppo. La lista, purtroppo, non si ferma qui.
Queste ingiustizie sono alimentate da un feroce sistema capitalista che, soprattutto tramite la manipolazione mediatica, riesce non solo a nascondere la verità, ma anche a convincere gran parte della popolazione mondiale che non ci siano alternative e soluzioni.

Credo che uno sviluppo economico equo, leale e pulito sia la chiave per salvaguardare i diritti umani, creare opportunità e valorizzare le persone più vulnerabili della società. Le donne che ho incontrato in Cambogia non avevano bisogno di donazioni mensili, avevano bisogno di opportunità lavorative, di un reddito fisso per lasciare mariti violenti o prevenire di essere vendute nello sporco giro del traffico umano. Ai giovani HIV positivi che ho conosciuto a Takeo non serviva uno sponsor, a loro serviva un ambiente lavorativo privo di discriminazione, speranza per un future migliore.

Un settore privato onesto non è solo possibile, è ormai obbligatorio ed è anche la soluzione alla maggior parte, se non di tutte, le sofferenze umane.

Non ho intenzione di tornare a sedermi in una classe per memorizzare numeri e date, spesso inutili; per seguire ciò che altri definiscono il modo più efficace di cambiare questo sistema. Ho anche però capito che sapere è potere, ed io ho ancora molto da imparare.
Unendomi al progetto GO avrò l’opportunità di lavorare con gruppi di persone provenienti da background, professioni e culture completamente diversi dai miei. In rotazioni di tre mesi vivrò in Panama, Turchia e in un altro paese nella zone Sud-Est Asiatica. Ci occuperemo di un vasto numero di progetti, che includeranno governi locali, start-ups e molti altri tipi di organizzazioni.

Enterò a far parte di tre ecosistemi lavorativi e sociali completamente differenti; verrò messa alla prova e probabilmente in difficoltà, ma sarà parte di un processo di crescita sia personale che professionale. Arriverò a riconsiderare e ricostruire i miei paradigmi, le mie credenze e le mie opinioni.
Sono certa che entro la fine del programma avrò le capacità, l’ispirazione e spero anche un team di collaboratori con cui continuare questo percorso imprenditoriale.

Chiamalo destino, sincronicità, Dio o pura coincidenza; quando si è motivati da qualcosa di più grande del solo guadagno economico e quando si crede veramente in ciò che si fa, le opportunità arrivano. Ciò che resta fare è il non tirarsi indietro.
Microsoft ha dimostrato che in media ci sono un massimo 6,6 gradi di separazione tra te e qualsiasi altro individuo su questo pianeta. Ciò, a mio parere, può solo significare che ogni nostro gesto, azione e parola ha il potere di influenzare anche le persone a noi più lontane. Se persino il più semplice degli atti cela tale potere, ognuno di noi ha la responsabilità, ed oso dire, il dovere, di contribuire.

Forse leggerai quest’articolo e deciderai di non fare nulla; forse non avrai modo o tempo di contribuire ma, in ogni caso, se le mie parole ti sono arrivate, uno dei miei obbiettivi è già stato raggiunto.
Non ce la farò da sola. Grazie al team di GO ed all’associazione Schools Without Borders, il mio primo volo per il Panama, la prima delle nostre tre destinazioni, è stato sponsorizzato. Nonostante io abbia deciso di partire (all’arrembaggio come sempre) senza alcuna sicurezza economica, ci sono ancora molte spese da coprire per i prossimi 11 mesi.

Condividi questo articolo, parlane con un amico e fai una donazione, entra a far parte del cambiamento di cui tutti noi abbiamo bisogno”.
Per tutta la durata del programma scriverò un blog (http://elenalombardo.tumblr.com )che includerà non solo le mie spese mensili, ma anche tutte le esperienze ed I progetti di cui farò parte! Vuoi sapere di più su GO? Visita http://globalopportunity.in

Let’s GO!


 

ENGLISH

I don’t like asking people for things; I prefer getting shit done myself. How many times could you have made a process quicker, easier, faster if you had simply asked for help? Just think about it: how much time and effort would you have saved by simply asking? If you’re anything like me, lots.
I’m fine with giving; it’s the receiving I sometimes can’t cope with. I won’t even let a guy buy me a drink at the club, but that’s just me.
Then, as always, life shakes you and throws the opportunity of a lifetime right in your face. You’re suddenly, at midnight (and after a 13-hour work day), writing a piece explaining to people why they should help you raise $9,350. Within 2 weeks.

So here it GOes, no fluff, plain and simple.

I’ve spent the past four years of my life trying to figure out how to make some positive impact. Growing up in privilege made my first encounter with real-life struggles one hell of a shock. Nothing prepares you for seeing 8-year-old children sniffing glue or walking through a HIV hospital ward in rural Cambodia.
Since I boarded that plane to Phnom Penh in 2011, I’ve found myself doing things I had not imagined in my wildest dreams. From living in rural villages, alone, to eating cockroaches and fighting scorpions in my bed… It’s been one hell of a ride and I’ve loved every single moment.

I’ve had the honor of witnessing the best humanity has to offer while volunteering at the Wat Opot Children’s community; I’ve met inspirational young Cambodians (Vibol, this is for you!) trying to change the course while working for ChildFund Cambodia. Finally, once it all crashed down and I realized the non-profit sector wasn’t where I wanted to be, I began working for a social enterprise, offering employment opportunities to victims of human trafficking. That’s when I found my calling: social entrepreneurship.

Corporate greed begins to sicken you once you truly understand its repercussions. It’s a jungle, and the weakest are hit the hardest. The result of a people-forgetting and profit-prioritizing economic system becomes more than just an abstract idea: it’s a nightmare, and you’re not waking up. Families find themselves homeless overnight, their houses “accidentally” burnt down, their lands stolen to make space for the latest luxury residential development; draconian micro-finance institutions feed on the needs of the poorest; unregulated factories lay off pregnant women, forgetting to pay their salary. My twelve year-old friend, sister and swimming buddy Tymeng almost died last year; why? Because of patent rules, which restrict access to affordable ARVs for HIV+ people in developing countries. The list, unfortunately, is endless.

Injustice is fueled by a ferocious capitalist system, which many of us, without realizing, are manipulated into supporting. The good news is that it doesn’t have to be this way.
I’m a strong believer that fair economic development is key to empowerment. The women I met in Cambodia didn’t need monthly donations; they needed a reliable source of income to leave their abusive husbands, to prevent being sold into the human trade. The HIV positive youths I met in Takeo needed more than a sponsor, they needed a non-discriminatory working environment; they needed hope for a better future.

A conscious private sector is not only possible, it’s mandatory and, in my eyes, it’s the solution to most, if not all, human struggles. Which is why I’ve decided to GO.
I’m not interested in sitting in a lecture hall, regurgitating information and following other people’s perceptions of what I should study in order to be an effective trigger for change. I’ve also come to realize that knowledge is power, and I need to learn.

By joining the GO program I’ll have the opportunity to work with inspirational groups of people from completely different cultural and professional backgrounds. In three-month rotations I’ll be based in Panama, Turkey and another country in Southeast Asia which is yet to be decided. We’ll be working on a variety of different projects involving local governments, startups and many more organizations.

I’ll be thrown into three extremely diverse working environments and social contexts; I’ll be tested,challenged, probably stressed and maybe broke, but that’ll be all part of the learning and growth process. Getting out of my comfort zone, reconsidering my beliefs and paradigms, opening my mind to new ways of thinking – it won’t be an easy ride, but it most certainly is the one I’m seeking and ready for.

I know that when the 11 months will be up, I’ll have the skills, inspiration and, who knows, maybe even a team of like-minded people to continue my journey with.
Call it destiny, synchronicity, God or pure coincidence; when you’re motivated by a higher purpose and when you truly believe, opportunities will come to you, all you’ve got to do is grab them, which is what I’m doing right now.
Microsoft has proved that there are an average of 6.6 degrees of separation between you and just anybody on this planet. Does that then mean that our actions, big or small, have a rippling effect on people near and far? I believe so.
A conversation, a simple gesture, even a shared Facebook post can influence events somewhere on the other side of the world. So, even if the simplest of actions hold so much power, does that mean each and every single one of us holds a responsibility and, I dare say, duty to contribute? My answer is yes.

You may read this post and decide to do nothing about it; you may not have the means or the time to make a donation, but, in one way or another, my words have reached you and that in itself, for me, is impact. Service, contribution or whatever you’d like to call it, manifests itself in unique ways and, as such, we each do what we can, nothing more and nothing less.
I won’t be able to do this alone. Thanks to the Amazing (capital A and that ain’t no typo) GO team and Schools Without Borders, my first flight into Panama, our first of three destinations, is covered. I’ve decided to GO regardless of the lack of financial security but, I need your help, in whatever form you’re able to,Speak about this to a friend, share it on you Facebook page or make a donation. Join me on this trip and become a part of my, our, your wave of change.

I’ll be writing a blog ( http://elenalombardo.tumblr.com )throughout the entire duration of the program which will not only detail monthly expenditures but also experiences, advantures and all the projects I’ll be involved in. Finally, wanna find out more about GO?Check out http://globalopportunity.in

Let’s GO!

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